Cimiteri, nel mirino 70 milioni “non dovuti” finiti nelle casse del Comune – La Stampa

Cimiteri, nel mirino 70 milioni “non dovuti” finiti nelle casse del Comune – La Stampa
C’è una cifra da capogiro che aleggia nell’inchiesta sulla società che da un decennio gestisce i servizi cimiteriali torinesi, i cui vertici ed ex amministratori sono indagati a vario titolo. E questa cifra, sulla quale sarebbero incappati i carabinieri del nucleo investigativo indagando sui conti della società AFC, di proprietà al 100% del Comune di Torino, sforerebbe la soglia dei 70 milioni di euro. Sarebbero i soldi trasferiti negli anni, sotto varie forme, nelle casse comunali in violazione delle norme contabili, producendo in realtà un «buco». Un capitolo, questo, che rischia, di aggravare la bufera giudiziaria che da mesi incombe sui conti delle società partecipate.
Va detto, si tratta solo di un’ipotesi al momento, emersa dalle valutazioni di alcuni amministratori, sul quale dovranno lavorare nelle prossime settimane i consulenti nominati dai pm Laura Longo e Gianfranco Colace. Tra le contestazioni sollevate negli avvisi di garanzia notificati ieri a tre dei dieci indagati, infatti, viene contestato il reato di false comunicazioni sociali, per «la distribuzione di utili inesistenti» per gli anni 2013, 2014 e 2015.
L’ex presidente di AFC, Gilberto Giuffrida – il primo amministratore in realtà a denunciare il malcostume dei dipendenti che truffavano sui rimborsi spesa – e gli attuali vertici della società, l’avvocato Michela Favaro ed Elena Pedon, sono accusati di aver redatto i bilanci della società di gestione dei servizi cimiteriali «violando i principi civilistici attinenti alle società di capitale». Su pressione di chi? Del Comune, evidentemente, che ha incamerato i proventi versati dai cittadini per la concessione trentennale dei loculi. In realtà, quei proventi, sarebbero dovuti rimanere nella disponibilità dell’AFC per le spese di manutenzione e di gestione delle estumulazioni.
La Afc è affidataria delle attività cimiteriali in virtù di un contratto di servizio con la Città di Torino, il cui affidamento scadrà il 31 dicembre 2043. Il tema dei proventi confluiti non correttamente nella casse comunali era già stato affrontato in vari dibattiti pubblici, con argomenti che oggi trovano spazio nell’indagine dei carabinieri del nucleo investigativo.
Analizzando la discrepanza tra l’affidamento di servizio trentennale e la scadenza a 40 anni dei loculi, Andrea Tronzano, ex consigliere di Forza Italia, quasi due anni fa aveva parlato di taroccamenti nel bilancio. L’effetto distorsivo delle cifre si creerebbe conteggiando oggi incassi che avranno effetti di costo negli anni successivi, realizzando utili fantasma. Inoltre, valutando l’incidenza di costo del personale in rapporto al fatturato – 164 dipendenti che nel 2015 costavano più di 7 milioni su un fatturato di 11 milioni, più del 50% – l’ex consigliere si domandava come fosse possibile mantenere questo assetto, insostenibile per una normale azienda. «Questi aspetti diceva Tronzano non fanno altro che dimostrare che la cattiva amministrazione e l’uso delle aziende pubbliche per perpetuare il potere porta un costo esorbitante per i cittadini che pagano tutti i loculi dei cimiteri torinesi come se fossero “di pregio”».
Sui costi esorbitanti del personale, è la stessa inchiesta ad occuparsene, contestando a vari dirigenti o ex funzionari della società il reato di peculato e truffa, per aver ricevuto incentivi di stipendio per lavori mai autorizzati o per rimborsi di trasferte fittizie. Costi, insomma, fuori controllo. Ma questo è un altro filone dell’indagine che riguarda le spese personali dei dipendenti. Filone che rischia di diventare marginale rispetto all’ipotesi di falso in bilancio, foriero di ripercussioni a catena sul Comune. [M. Peggio]

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