Giallo Finpiemonte Deloitte snobba il Consiglio regionale – La Stampa

Giallo Finpiemonte Deloitte snobba il Consiglio regionale – La Stampa
Dubbi sul conto svizzero ma certificò il bilancio
È finita con un incidente, diciamo, diplomatico la seconda seduta della Commissione conoscitiva sull’affaire Finpiemonte voluta dal Consiglio regionale per capire, come siano potuti sparire 11 milioni della finanziaria pubblica. «Sparizione» costata il carcere all’ex-presidente Fabrizio Gatti, che continua a dichiararsi innocente, e a due suoi presunti complici. Non è piaciuto ai commissari, sia di maggioranza, sia di opposizione, guidati dal Pd Vittorio Barazzotto, l’assenza dei rappresentanti della società di revisione Deloitte che, ieri, erano attesi insieme con il Collegio sindacale e i colleghi di Ernst&Young che certificarono i bilanci nel triennio 2013-2015 «senza rilievi particolari». «I signori di Deloitte – ha comunicato il presidente Barazzotto ai colleghi – ritengono non opportuno venire a rispondere alle nostre domande essendoci un’indagine penale in corso. Una cosa mai accaduta, un gesto irrispettoso verso l’Istituzione». Parole sottoscritte anche dal presidente Boeti. I rappresentanti di Deloitte avrebbero potuto chiarire (si sono detti disponibili a rispondere a domande scritte) una circostanza che non è piaciuta al vicepresidente Aldo Reschigna che, pubblicamente, con i colleghi del Consiglio regionale, s’era lamentato del fatto di aver scoperto solo a scandalo ampiamente scoppiato un fatto incomprensibile: «Deloitte, appena pochi giorni dopo aver certificato il bilancio 2016, inviò una e-mail con la quale chiedeva di parlare del conto aperto da Finpiemonte presso la banca zurighese Vontobel. E-mail alla quale non seguì nessun approfondimento». Che sarebbe stato utilissimo perché era il conto sul quale, secondo l’accusa, Gatti e i complici avrebbero depositato 45 milioni di euro per poi investirli con Jp Morgan in un’operazione ad alto rischio oltre ad «alleggerire» il conto di 6 milioni che non si sa ancora dove siano finiti. La domanda che i commissari avrebbero voluto rivolgere ai rappresentanti di Deloitte sarebbe stata, ovviamente: «Perché avete certificato il bilancio 2016 nonostante il non meglio chiarito conto svizzero?». Prima di Deloitte e del rappresentante di Ernst&Young, era stato audito il Collegio sindacale che ha raccontato come, il 14 novembre scorso, fece l’esposto alla Corte dei Conti e alla Banca d’Italia. I revisori hanno ribadito cose sostanzialmente note e cioè che in Finpiemonte c’era un’unica persona con il potere operativo contabile ed è il direttore generale. Il deposito nella banca svizzera corrispondeva al 6,5% delle risorse allocate di Finpiemonte che sono 750 milioni di euro. La banca svizzera era l’unica, tra le diverse con cui si hanno rapporti contabili, ad avere la tripla A. «Si è scoperto solo in seguito – hanno confermato i sindaci – che presso la banca svizzera esistevano documenti artefatti che attribuivano operatività sul conto anche ad altre persone». Insomma, in Finpiemonte i controlli erano pessimi. «E si conferma – commenta Andrea Tronzano di Forza Italia – quanto sostenuto da sempre: la finanziaria aveva e ha una struttura inadeguata a traformarla in banca». [B.Minello]

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