Villa Moglia: da opificio tessile, a dimora nobiliare, a luogo abbandonato – Grandi Magazzini Culturali

Villa Moglia: da opificio tessile, a dimora nobiliare, a luogo abbandonato – Grandi Magazzini Culturali

Ancora un’esplorazione alla riscoperta di un luogo abbandonato, ancora una volta ad accompagnarci in questa avventura, tra immagini e parole, è Maggy Bettolla, esponente spezzina degli urbex, gli esploratori urbani armati di reflex. Ci porta a Villa Moglia sulle colline torinesi. Buon viaggio a tutti

di Maggy Bettolla

Opera architettonica d’inestimabile valore, Villa Moglia è situata sulle colline torinesi e si estende su una superficie di 6.138 mq e il parco secolare che la circonda raggiunge i 30.000 mq.

Questa Villa nacque in origine come opificio tessile di proprietà della famiglia Turinetti, poi nel 1725 fu incaricato l’architetto Luigi Barberis, molto noto fra i nobili e il clero torinese per le sue opere, per trasformare l’opificio in dimora nobiliare per la stessa famiglia Turinetti. Della vecchia planimetria, di Villa Moglia, disegnata da Barberis esiste anche una copia che è stata esposta nel 1926 alla mostra di retrospettiva a Torino. Molti pensano che l’origine del nome “Moglia” sia da attribuire al suolo paludoso sul quale fu costruita la Villa, ma in realtà questo nome deriva dalla denominazione della famiglia anticamente detentrice di una proprietà distante due miglia dalla Villa, proprietà chiamata “Borgata di Moglia Tana”.

Villa Moglia si sviluppa su due piani più cantina e sottotetto e ha una planimetria molto particolare: la struttura centrale, e probabilmente la più notevole dal punto di vista delle decorazioni interne, è a forma di “U”, da questa attraverso un corridoio in parte crollato si raggiunge una vasta sala attrezzata con numerosi seggiolini e un bagno, l’ipotesi più idonea è che fosse una sala per riunioni o simili; un’altra ala dell’edificio si estende in lunghezza sul retro della struttura centrale. All’interno del complesso è presente una piccola chiesa ancora provvista di altare, ma in estremo stato di degrado, causato in parte dalle molte “sette sataniche” che si dice abbiano reso la chiesetta di Villa Moglia una delle loro sedi abituali per svolgere raccapriccianti riti di sangue. In buona parte della villa i soffitti sono affrescati e si possono ammirare ancora dei meravigliosi dipinti a muro in tema giapponese. I vandali hanno devastato e dilaniato in ogni sua parte questa maestosa costruzione che da troppi anni è lasciata esposta alla stupidità umana e alle intemperie. A pochi metri di distante dal cancello di Villa Moglia è situata un’altra struttura, in parte ricoperta dalla vegetazione, che dalla forma ricorda una stalla.

Tutto il complesso è circondato da un meraviglioso giardino, che, anche se incolto, ha mantenuto tutto il suo fascino; un alto muro circonda la tenuta interrotto a tratti da ampi cancelli in ferro.

Visto lo stato di degrado in cui versa “La Moglia” il 31 gennaio 2007 il consigliere comunale Andrea Tronzano presentò una interpellanza per conoscere il destino della Villa e scoprì che questa in realtà non è proprietà del comune di Chieri, ma di quello di Torino. L’interpellanza servì a poco e oggi la villa è abbandonata e lasciata al suo destino.

Poco conosciuta, questa villa è una delle più importanti e maestose del torinese e lo stato in cui versa non fa auspicare in una sua futura rinascita; l’età del suo definitivo abbandono risale a circa venti’anni fa, ma la scarsità di fondi per la manutenzione dello stabile avevano già messo a repentaglio le meraviglie di questa villa. Ora “La Moglia” giace sola, nel mezzo delle colline chieresi, in attesa di qualcuno che la riporti al suo antico splendore e la strappi dall’insidiosa vegetazione che lambisce i suoi muri.

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